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Nuovi scenari di comunicazione per pace, inclusione e democrazia

Tanti cervelli, una sola opinione Maggio 20, 2008

Archiviato in: Comunicazione, Media, web 2.0 — Isa.Lavelli @ 9:35 am
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Leggendo Internazionale della scorsa settimana mi sono imbattuta in un interessantissimo articolo di Ethan Zuckerman che vorrei sottoporre alla vostra attenzione. L’articolo in forma completa lo trovate tra i pdf nel mio box (colonna di destra).

Su internet c’è stata una breve ma affascinante discussione intorno al concetto di homophily. La giornalista Amy Gahran ne ha parlato sul suo blog dopo aver ascoltato una mia intervista su Radio Open Source. Adoro quando le persone intelligenti sviluppano un’idea che avevo in mente già da un po’. Personalmente ho scoperto la parola homophily sul blog di Nat Torkinton, grazie al quale ho letto uno splendido articolo di Shankar Vedantam intitolato “Perché tutti quelli che conosci la pensano come te”.
In sintesi, la parola homophily esprime l’idea che ogni simile ama i suoi simili o, per dirla in altri termini, che spesso gli esseri umani si circondano di persone con il loro stesso bagaglio culturale, economico e religioso.
La nostra conoscenza di culture diverse è fortemente mediata.
Tutto quello che sappiamo sul mondo in genere è quello che ci raccontano i mezzi d’informazione, e bisognerebbe interrogarsi sulla loro affidabilità. Sempre più spesso si sente parlare di crisi del giornalismo. Nel 2001 il giornalista e premio Pulitzer David Shaw faceva notare che la copertura estera negli Stati Uniti si era ridotta dell’ottanta per cento durante gli ultimi quindici anni, a causa di fattori economici e sociali.
Internet sta cambiando le cose: invece di incontrare le persone attraverso il filtro dei mezzi d’informazione, oggi possiamo raggiungerle direttamente grazie a blog, video e foto.
Questo nuovo “disordine digitale”, come lo chiama David Weinberger, richiede nuovi sistemi che ci permettano di orientarci.
I sistemi che si basano su un network sono profondamente affetti da homophily: ci chiedono quali sono gli argomenti che ci interessano di più, trovano altre persone che hanno i nostri stessi interessi e ci consigliano i loro argomenti preferiti. Questa tecnica si chiama “filtraggio collaborativo” ed è sempre più usata per scovare informazioni.
Ma può essere una trappola: dite a Netflix che vi è piaciuto il film I signori della truffa e il sito troverà altre persone a cui è piaciuto (molte saranno, come voi, degli appassionati di tecnologia non più giovanissimi), suggerendovi altri film che hanno apprezzato. Le segnalazioni saranno senz’altro utili, ma poco stimolanti.
Secondo il professor Cass Sunstein, questo sistema è polarizzante. Nel suo libro Infotopia cita uno studio in cui si dimostra che discutere di politica con persone che la pensano allo stesso modo ci spinge su posizioni più estreme.
Sempre secondo Sunstein, internet facilita la condivisione di informazioni con persone che hanno le stesse idee e questo, in un contesto politico, potrebbe rivelarsi un fatto negativo.
La mia teoria, invece, è molto meno persuasiva ed elegante e può essere riassunta nell’aforisma: “L’homophily ci rende stupidi”. Parlando solo con persone che la pensano come noi rischiamo di non cogliere sviluppi, cambiamenti e opportunità importanti.

 

La nuvola dei tag Maggio 4, 2008

Archiviato in: Comunicazione, web 2.0 — Isa.Lavelli @ 8:19 pm
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Folksonomia è un neologismo derivato dal termine di lingua inglese folksonomy che descrive una categorizzazione collaborativa di informazioni mediante l’utilizzo di parole chiave (o tag) scelte liberamente.
In maniera più semplice e concreta, questo termine si riferisce alla metodologia utilizzata da gruppi di persone che collaborano spontaneamente per organizzare in categorie le informazioni disponibili attraverso internet (vedi web 2.0).
Questo fenomeno, in contrasto con i metodi di classificazione formale (in particolare con la tassonomia classica), cresce soprattutto in comunità non gerarchiche legate ad applicazioni web, attraverso le quali vengono diffusi contenuti testuali e/o multimediali.
L’aspetto rivoluzionario di questo modello di gestione delle conoscenze sta nel fatto che gli organizzatori dell’informazione sono di solito gli utenti finali: la folksonomia, dunque, produce risultati che riflettono in maniera più definita l’informazione secondo il modello concettuale della popolazione in cui il progetto viene realizzato. Il termine “folksonomy” è stato coniato dall’architetto dell’informazione Thomas Vander Wal.
La folksonomia può essere la chiave dello sviluppo del cosiddetto “web semantico”, in cui ogni pagina web contenga “machine-readable” metadata che ne descrivono il contenuto.

L’oggetto “tag” è dunque la traduzione grafica dell’eccezionale evoluzione di un concetto che già aveva appassionato i primi utenti di Internet: come organizzare la conoscenza. Poi i due giovani inventori di google avevano avuto una straordinaria intuizione, ma ora siamo ad un’ulteriore svolta.

 

il social networking e la PA Marzo 25, 2008

Archiviato in: Comunicazione pubblica, web 2.0 — Isa.Lavelli @ 6:09 pm
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Nell’ambito di Compu-tec ho partecipato a un seminario con il dott. Roberto Zarro, dell’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale, in cui sono stati citati dei casi molto interessanti.
Non mi sembra corretto pubblicare le slide del suo intervento ma alcune cose interessanti le devo necessariamente riportare qui.
Tema della lezione: il social networking

  • web 2.0 map
  • Social Network nel mondo
  • Wikileaks, un sito web in modalità wiki che permette di pubblicare in forma anonima documenti e dossier su comportamenti più o meno leciti di aziende e istituzioni pubbliche
  • TheyWorkForYou è un sito gestito da una fondazione di volontari inglesi che tiene traccia di tutte le trascrizioni dei dibattiti e di tutte le operazioni di voto parlamentari che si svolgono nel Regno Unito
  • e in Italia c’è openpolis
  • Patient Opinion permette ai pazienti britannici di esporre e condividere le loro esperienze nel mondo della sanità
  • GovGab è un blog realizzato dal Federal Citizen Information Center degli Stati Uniti per favorire il dialogo dei cittadini
  • Il Governo di Singapore ospita o segnala numerosi blog sul suo portale istituzionale
  • in Sud Corea il portale istituzionale della partecipazione evidenzia, dando grande spazio e visibilità ai proponenti, tutti i casi in cui le politiche governative sono state direttamente influenzate dalle proposte e dagli spunti forniti dai cittadini
  • nel 2006 il Governo inglese ha lanciato il sito e-Petitions, che consente di vedere e sostenere tutte le petizioni realizzate dai cittadini e indirizzate al Primo Ministro
  • il giornale elettronico OhMyNews è nato nel 2000 in Corea del Sud con il motto “ogni cittadino è un reporter”
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    WEB 2.0? un video aiuta a capirne il senso Marzo 25, 2008

    Archiviato in: Comunicazione, Media, web 2.0 — Isa.Lavelli @ 6:00 pm
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    Podcast! Marzo 24, 2008

    Archiviato in: COMUNICARE LA PACE, podcast — Isa.Lavelli @ 6:49 pm
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    Disponibili i podcast della mia tesi: Comunicare nel conflitto.

    0. Caratteristiche del conflitto
    1. Rappresentazione della guerra
    2. Media e Medioriente
    3. Conflitti, movimenti e media
    4. Willy Brandt Center
    5. Conclusioni

     

    La pubblicità del futuro sempre più virale Dicembre 11, 2007

    Archiviato in: Comunicazione, Media, web 2.0 — Isa.Lavelli @ 8:51 am
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    I siti di social networking, con le opinioni degli utenti, diventano una nuova potente arma per gli inserzionisti, secondo un studio della Royal Mail britannica e dalla Future Foundation.

    La pubblicità del futuro passa attraverso i siti di social network. Per molto tempo bistrattati proprio dagli inserzionisti perché non riuscivano a fare profitti nonostante l’ampio numero di utenti, i vari MySpace, Beo e Facebook sembrano ora aver trovato la chiave di volta. Lo rileva un articolo di ItNews spiegando che, secondo uno studio pubblicato il 23 novembre dalla Royal Mail britannica e dalla Future Foundation, gli utenti di community sono generalmente più propensi ad acquistare un prodotto dietro consiglio di un altro utente che condivide le sue stesse esperienze o che frequenta lo stesso ‘’bar digitale”.

    Su questa strada – prosegue ItNews – gli sviluppatori di Facebook hanno creato dei programmi interattivi esterni che consentono agli utenti di offrire pareri su qualsiasi cosa, su qualsiasi prodotto.

    Molte di queste applicazioni esterne sulle opinioni vengono oggi usate da milioni di altri utenti.

    In sostanza, conferma e ribadisce lo studio, la pubblicità del futuro passa attraverso le opinioni degli utenti della stessa community, di cui ci si fida.

     

    E-learning su Second Life Giugno 22, 2007

    Archiviato in: Second Life, web 2.0 — Isa.Lavelli @ 3:43 pm
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    Continuo a collaborare al progetto “Istituti Italiani di Cultura” su Second Life.
    Settimana prossima, per essere precisi mercoledi alle ore 15.00 ci sara’ la prima lezione rivolta a stranieri che stanno imparando l’italiano e che amano la nostra cultura.
    L’esperimento dara’ l’opportunita’ agli studenti di seguire una lezione con una docente dell’Universita’ di Siena, in cui si confronteranno due dipinti: uno di Antonello da Messina e l’altro di De Chirico.
    Penso che oggi l’e-learning sia ancora poco praticato in Italia e invece, il miglioramento e la diffusione di pratiche di questo tipo sarebbe molto importante per continuare un percorso di “democratizzazione” dell’istruzione nel nostro Paese.
    Il fatto di rendere l’istruzione piu’ accessibile per tutti dovrebbe essere una questione centrale e invece se ne parla troppo poco. Oggi internet potrebbe svolgere una funzione che paragonerei a quella della televisione e delle memorabili lezioni del maestro Manzi. E second life e’ proprio lo scenario ideale in cui si potrebbero realizzare progetti sempre piu’ interessanti poiche’ per la prima volta e’ possibile anche simulare il gruppo classe, importantissimo da un punto di vista pedagogico.
    Insomma se molti sono portati a considerare erroneamente Second Life un gioco quello che sta emergendo e’ che SL e’ un vero mondo e dobbiamo lottare affinche’ questo mondo contribuisca a rendere piu’ democratico anche il mondo reale offrendo a tutti una opportunita’ in piu’ rispetto al passato.

     

    Second life: alla scoperta di nuovi orizzonti Giugno 6, 2007

    Archiviato in: Comunicazione, Isalab, Media, Second Life, web 2.0 — Isa.Lavelli @ 2:12 pm
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    ist di culturaIsalab
    atterra su second life
    . Sto partecipando all'esperimento condotto dal Ministero degli Affari Esteri che prende il nome di "Novantunesimo Istituto di Cultura su Second Life". In particolare me ne sto occupando per conto dell'Istituto Italiano di Cultura di Londra. Oltre a promuovere la cultura italiana attraverso i suoi novanta Istituti sparsi in tutto il mondo reale, il Ministero ha deciso questa iniziativa, presentata nell'ambito di Forum PA 2007, per aprire un novantunesimo Istituto, questa volta su Second Life. Quello che si sta facendo e' creare un luogo in cui i 4.000.000 di abitanti di Second Life possano conoscere alcuni aspetti della cultura del nostro paese. L'Istituto virtuale e' stato progettato in collaborazione con la Nergal e Panebarco Multimedia. Il costo e' stato molto contenuto e oggi gli Istituti di Cultura hanno a disposizione una magnifica vetrina e una straordinaria opportunita' di interazione e confronto. Io ritengo che esperimenti di questo tipo siano molto interessanti perche' danno il polso
    di una Pubblica Amministrazione che, anche se non in maniera molto sistematica, si muove, che cerca di stare al passo. Per una volta inoltre l'Italia apre una strada che nei prossimi anni saranno in molti a percorrere e che gia' e' tenuta in grande considerazione dagli esperti di marketing di molte multinazionali. Per ora quello che abbiamo e' una straordinaria opportunita', il timore e' quello che questa iniziativa, come spesso accade nel campo della comunicazione pubblica, non venga percepita come strategicamente rilevante, ma solo come un accessorio.