La balena


Colgo alcuni interessanti spunti da un articolo firmato da Tiziana Lo Porto comparso sul Venerdì di Repubblica del 3 giugno dedicato alla figura della balena nell’arte e nella letteratura passando per mirabili illustrazioni.

Si parte naturalmente da Moby Dick segnalando la versione illustrata dell’ottimo Matt Kish

Perfetto esempio di crossmedialità dato che l’autore ha prima pubblicato le tavole, una al giorno, sul suo sito web, raccogliendole poi in un libro e realizzando infine una mostra (al Contemporary Arts Center di Cincinnati fino al 14 agosto).

L’articolo prosegue con Un libro sulle balene di Andrea Antinori, edito da Corraini.

Possiamo continuare con un altro libro di Corraini, questa volta firmato da Alberto Rebori + Alberto Casiraghy e intitolato Respirazione bocca a bocca alla balena, un vero e proprio manuale di pronto soccorso per cetacei: indispensabile, direi.

 

C’è poi Disegnare in fondo al mare di Harriet Russell che racconta le profondità abissali in cui convivono creature microscopiche con veri giganti come le balene.

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Molto bello anche Se vuoi vedere una balena di Julie Fogliano (Autore), Erin E. Stead (Illustratore) e C. Brambilla (Traduttore), ben recensito sul blog Libriemarmellata.

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Pieno di colori e vivacità è The Snail and the Whale di Julia Donaldson.

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Per i piccoli scienziati è da citare anche “La balenottera azzurra” con le sue illustrazioni perfette.

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Oltre agli illustratori molti sono gli artisti che si sono confrontati con l’infinitamente grande delle balene. Da Michelangelo che nella Cappella Sistina ha dedicato un affresco al noto episodio biblico di Giona e la Balena alla Balena assassina di Niki de Saint Phalle (sotto).

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Non posso mancare di citare una delle mie artiste preferite: Anna Turina con la sua Piccola Moby (2012), magica come sempre.

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Poteva mancare in questa sequenza un riferimento all’arte site specific? No di certo! Sul sito di Repubblica mi sono imbattuta in un articolo del 2014 riguardante una grande coda di balena realizzata in mezzo al lago di Lugano dagli artisti Stefano Ferretti e Alex Dorici per il Festival LongLake.
Per finire la nostra carrellata con qualcosa di più frivolo vediamo nell’immagine sotto Balena® Surfboards, Skateboards, tavola da surf progettata da Davide Colombo e ispirata al grande cetaceo, al quale il designer riserva un vero e proprio tributo sul suo sito web.

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In conclusione vorrei ancora rifarmi all’articolo di Lo Porto che cita Melville:

Per produrre un’opera possente, bisogna scegliere un tema possente. Non si potrà mai scrivere un’opera grande e duratura sulla pulce, benché molti vi si siano provati.

Operazione bellezza


No che non sono d’accordo.

L’operazione bellezza, annunciata da titoli roboanti su tutti i quotidiani si fonda su un annuncio in tv, è sbagliata e se riuscissimo a guardare sotto la superficie scopriremmo che per molti motivi nessuno dovrebbe collaborare all’ennesimo teatrino governativo.

A parte che per capirci qualcosa ho dovuto consultare una pagina che si chiama “Matteo risponde” e termina con “Un sorriso, Matteo”. Sul sito del Ministero non c’è nulla. Ma sarà normale tutto questo?

Metodo ma anche merito.

L’iniziativa è stata lanciata nel corso della trasmissione di Fabio Fazio. Non una delibera, non una conferenza stampa ufficiale: niente di niente.

E’ un’idea di Matteo e come tutte le sue idee è geniale.

Questo modo di operare svilisce e umilia il ruolo della pubblica amministrazione, definito anche dalla Costituzione, tanto dovrebbe essere importante.

Primo perché ogni misura che ha una ricaduta pubblica dovrebbe essere definita da un atto motivato, non certo da un’intervista da Fazio.

E poi pensiamo un attimo al metodo. Noi cittadini dovremmo segnalare un luogo a cui siamo affettivamente legati e che ci pare necessitare di interventi di manutenzione. Questo lancia un messaggio assolutamente dannoso: le sovrintendenze e tutti gli uffici che sul territorio dovrebbero monitorare e mantenere i luoghi e i monumenti di interesse storico sono strutture inutili.

Il passo successivo è: chiudiamoli! E qualche esponente governativo aveva già apertamente espresso questa volontà (Leggi qui).

Poi sappiate che non esistono gli “stanziamenti straordinari” continuamente annunciati, esiste un Bilancio dello Stato all’interno del quale il Governo può fare delle scelte strategiche si spera a lungo termine. Allora io mi chiedo: qual’è il fabbisogno del settore dei beni culturali in Italia? Questo governo lo sta coprendo oppure no?

Queste sono le domande che dovrebbero assediare la politica. E guardate che la posta in gioco è altissima perché quando avremo completamente distrutto il sistema pubblico in questo Paese saranno i poteri forti e le lobby a farla da padroni.

La pubblica amministrazione tutela coloro che non hanno altra tutela. Ricordiamocelo.

Così nel campo della cultura l’esistenza di un sistema pubblico di gestione, organizzazione e monitoraggio garantisce che siano mantenuti tutti i beni, fissando dei criteri chiari e trasparenti qualora siano necessarie delle scelte.

Detto tutto ciò propongo di non mandare inutili email al Governo ma inviare una email di solidarietà ai sovrintendenti come dovremmo imparare a ringraziare i funzionari e coloro che ogni giorno, lontano dagli studi televisivi, fanno funzionare questo Paese con quel poco di cui possono disporre.

 

Fate, elfi e folletti


Ieri siamo stati alla mostra “Fate, elfi e folletti“, ospitata a Villa Mirabello all’interno del Parco della Villa Reale di Monza.

Purtroppo non siamo stati molto soddisfatti dall’esperienza ma ho voluto dedicare a questa iniziativa un post perché penso che anche dagli errori si possa imparare e trarre qualche ragionamento. Si è trattato di un’occasione mancata.

Moltissimi bambini affollano il parco nel fine settimana e i genitori, sempre alla ricerca di attività stimolanti e divertenti, sono molto propensi a concedere ai piccoli esperienze di questo tipo.

Diciamo anche che il prezzo non era basso. Ormai si usa far pagare anche i genitori per assistere a iniziative rivolte ai bambini: mi sembra una cosa assurda ma comunque se può servire a sostenere la cultura si fa volentieri.

Quando si chiedono 22 euro a famiglia e ci si rivolge a un pubblico ben disposto a pagarle, però, si ha una responsabilità: quella di offrire qualità.

Migliaia di bambini visiteranno questa mostra e faranno purtroppo un’esperienza dimezzata, rispetto alle potenzialità.

Cosa abbiamo?

  • Una villa molto bella e ben tenuta
  • Un parco frequentatissimo da famiglie
  • Fate, elfi e folletti: ovvero uno dei tòpoi della letteratura per l’infanzia di tutti i tempi.

Un potenziale molto alto. Come non sprecarlo?

1.

In primo luogo il luogo. La villa non può essere tenuta nascosta da pannelli in carton-gesso. E’ già una scenografia interessante e il genius loci deve essere lasciato libero di esprimersi e interagire con gli altri contenuti sovrapposti. Si può parlare di elfi nella classica cornice del bosco, qui si è deciso di non farlo ed è una scelta ottima e incontestabile ma poi bisogna avere il coraggio della propria scelta e percorrerla fino in fondo.

2.

Lo story-telling deve essere curato. Tutto si è ridotto a una visita guidata da una poco credibile fatina. La letteratura per l’infanzia offre moltissimi spunti sul tema. Da Puck di shakespeariana memoria, al quale sono particolarmente affezionata, alla magia di Pinin Carpi con Il sentiero segreto, Nel bosco del mistero, Le lanterne degli gnomi… C’è poi il meraviglioso Erbario delle Fate di Lacombe e, se poi vogliamo parlare di gnomi, meglio partire da un manuale “scientifico” come Gnomi di Wil Huygen Rien Poortvliet. Poi lascio ai lettori/amici del blog la possibilità di segnalare testi altrettanto appassionanti. Comunque io avrei raccontato una storia a questi bambini, qualcosa che potesse rimanere impresso nella loro memoria costruendo quell’immaginario che è il bagaglio più bello che possono portarsi con sé per la vita.  Sarebbe stato interessante vedere più personaggi, magari tratteggiati come figure magiche e misteriose che sala per sala guidassero i visitatori.

3.

I bambini sono esploratori. Vogliono sapere tutto ma proprio tutto della realtà e della fantasia. Per conoscere usano i cinque sensi. E allora spazio agli effetti speciali! Che non devono essere cose tecnologiche da film, bastava andare un passo oltre rispetto alla polvere di fata in una bacinella e qualche foglia in un cassetto. Toccare, sentire, annusare il mondo magico delle fate!

4.

E poi che imbarazzo, noi genitori impalati sullo sfondo. Giacché siamo stati invitati a partecipare (pagando il biglietto) avremmo potuto essere coinvolti attivamente. Queste iniziative possono anche diventare un modo per costruire relazione. Perché sprecare l’occasione di vedere l’austero papà con un cappello da folletto?

5.

Per concludere vorrei suggerire un trucco da imbonitore che però è molto efficace. Il ricordino. Secondo me con poca spesa avrebbe massimizzato enormemente la magia del momento. Poteva essere solo un sasso qualunque, o una foglia, ma lasciato dallo gnomo in persona per tutti i bambini, un segreto da custodire con cura.

Se poi gli amici monzesi volessero avere qualche lezione privata potrebbero rivolgersi a Maria Grazia, bibliotecaria della Valletta in Brianza che per decenni ha organizzato, per i bambini delle Settimane Verdi nel Parco di Montevecchia e della Valle del Curone, incontri ravvicinati con lo gnomo che hanno segnato l’infanzia di molti, tra cui l’autrice di questo blog, facendo uso di: un cappello, un registratore a cassette, due candele, e figurine di carta.

Vorrei inoltre ricordare ai presenti l’indimenticabile allestimento con i folletti rossi (foto sotto) di Paola, bibliotecaria di Olgiate Molgora, in occasione della mostra “In una nuvola di colore” (ottobre 2011).

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Perché un’enciclopedia


Ieri ho regalato al mio bambino Puck (che ha compiuto 3 anni a febbraio) un’enciclopedia. Certo si tratta di un’opera molto speciale e non va immaginata come il tipico elenco di voci ordinate. Ma comunque è lecito chiedersi che senso abbia oggi regalare un’enciclopedia a un bambino. C’è già Google!

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Il mondo dei bambini, opera in 8 volumi a cura di Pinin Carpi (Emme Edizioni-UTET, 1975-1980)

Certo le nuove tecnologie spesso riescono ad appagare la nostra curiosità momentanea, ma purtroppo non “possono” permetterci di approfondire. Osservando come Puck si è avvicinato a questi libroni ho capito che quello che lui chiede a un libro non può averlo dai più moderni motori di ricerca.

Preso in mano uno di questi 8 volumi, lo ha sfogliato tutto dall’inizio alla fine,  indugiando sulle pagine che lo attiravano di più e dando solo una rapida occhiata a quello che lo interessava meno. Quindi un bambino così piccolo non ha un approccio “utilitaristico”, non sfoglia febbrilmente le pagine alla ricerca di una precisa risposta a una precisa domanda per il semplice motivo che le sue domande sono centinaia e non è ancora in grado di formularle se non genericamente, al contrario lui ha tempo e si concede del tempo per scorrere tra le pagine e lasciarsi incuriosire dalle tante scoperte che le riempiono, più vede e più nascono in lui domande che non sapeva neppure di avere.

Ecco, secondo me è questo il valore che ancora un’Enciclopedia cartacea custodisce: il fatto di far nascere attraverso il “contatto” sempre nuove domande, sempre nuove curiosità.

Ma non finisce qui. Per ora “Il libro dello spazio” è quello che ha colpito maggiormente la sua curiosità e mi piace pensare (noi mamme siamo solite sopravvalutare le facoltà intellettive dei nostri figli) che abbia acquisito pienamente lo spirito di Diderot e D’Alembert che nel “Discorso preliminare” alla loro Encyclopédie, citando Locke, misero in luce la natura esperienziale e sensoriale del sapere. Infatti, terminata la lettura, si è dedicato alla fabbricazione di un’eccezionale astronave (immortalata nella foto sotto), dimostrando di condividere pienamente le tesi di Bacone che considerava tutte le scienze di pari dignità, legando al sapere filosofico una rivalutazione delle scienze meccaniche e delle tecniche. L’Encyclopédie dedicava ben undici dei suoi volumi a illustrazioni di disegni di macchine e tecniche produttive.

Puck con la sua astronave

L’enciclopedia che ho regalato a Puck è più simile alle opere enciclopediche rinascimentali che erano organizzate per materie ma mi sembra un bellissimo modo per presentare a un bambino quella fiducia illuminista nel progresso e nelle facoltà umane che portò alla nascita dell’Encyclopédie. Se poi si va a leggere quale fu il travagliato percorso che portò alla pubblicazione di quell’opera nel lontano 1751 si scopre un’appassionante storia, come lo sono spesso quelle dei libri, di intrighi internazionali, duelli e di incontro dei più importanti intellettuali dell’epoca.

Infine l’Enciclopedia è la storia lunga secoli della grande utopia di poter tracciare una mappa di tutto il sapere umano. E le utopie non sono forse il più bel dono che possiamo fare ai nostri figli?

L’idea che ci sono imprese importanti che vanno compiute anche se inseguono un obiettivo impossibile è la più irrinunciabile delle conquiste umane.

In più “Il mondo dei bambini“, opera diretta da Pinin Carpi realizzata dalla Emme Edizioni e pubblicata da UTET tra il 1975 e il 1980, è un tesoro di inestimabile valore umano, pedagogico e scientifico. Otto volumi che esprimono tutto il rispetto e la considerazione che Carpi aveva per i bambini che lui vorrebbe protagonisti della sua opera.

E proprio con un passaggio dell’introduzione a “Il mondo dei bambini” vorrei concludere queste riflessioni:

Questa enciclopedia l’abbiamo fatta con l’aiuto dei bambini anche per stabilire un’intesa con voi. Spesso, infatti, i grandi non capiscono i bambini e viceversa. Perciò questi libri vogliono contribuire a creare un bell’accordo tra noi e voi, il migliore che sarà possibile.

Con questa enciclopedia cercheremo anzitutto di interessarvi, di divertirvi, di appassionarvi senza preoccuparci di istruirvi, di farvi diventare delle persone colte, che sanno tantissime cose. Anzi, vi mostriamo sì tante cose, ma per farvi nascere molte idee tutte vostre, per appagare le vostre curiosità e suscitarvene delle nuove. Perché la curiosità è una delle più straordinarie virtù che esistano: tant’è vero che quanto è stato fatto di bello finora nel mondo lo si deve anche alla curiosità.

#comAFAIK 1: Il Corpo


Il primo cartello del nostro ragionamento sulla comunicazione riguarda la forma espressiva del teatro.

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Molti sociologi hanno usato il teatro come metafora per descrivere il processo comunicativo (Goffman…). Il corpo è il nostro principale medium e per uscire dall’analfabetismo comunicativo probabilmente dovremmo partire da qui.

Le esperienze teatrali a scuola hanno una lunga tradizione e, a partire dagli anni sessanta, sono state esplorate formule talvolta molto innovative. Recentemente, mi è stato segnalato un articolo che indica il teatro come rimedio alla paura delle interrogazioni!

Tuttavia spesso si spreca l’opportunità di fornire ai bambini la possibilità di esplorare le potenzialità espressive del proprio corpo. C’è molto di politico in tutto questo perché è noto che la società borghese è molto propensa a considerare il corpo un tabù. Molti sono gli aspetti connessi a una riflessione sul corpo come mezzo di espressione e spero che la curiosità ci permetta di non sottovalutare questo aspetto.

#comAFAIK


Communication as far as I know…

Che tradotto suona come “La comunicazione per quanto ne so“. Sì perché con questa sorta di campagna social vorrei porre alcuni temi di riflessione senza la pretesa di essere un esperto o suonare come un esperimento saccente e autoreferenziale.

E’ impossibile non comunicare, recita un famoso assioma, ma questo non significa che la capacità di comunicare efficacemente sia un istinto innato. La comunicazione ha le sue regole, le sue teorie e i suoi professionisti, al pari di ogni altra disciplina.

Pervade ogni spazio della nostra vita quotidiana e professionale ma come ci ha detto una volta Gianni Canova restiamo, in molti casi, degli “analfabeti comunicativi“, complice un sistema scolastico che non si interroga sufficientemente sulle forme della comunicazione efficace. Per affrontare questo fenomeno preoccupante perché sempre più legato al tema della cittadinanza in una società che è ormai pienamente società della conoscenza, liquida e digitale, occorre a mio parere che la comunicazione diventi parte del bagaglio culturale di base delle persone, un patrimonio in condivisione. Questo aiuterà senz’altro tutti, in particolare coloro che rivestono ruoli decisionali, anche a percepire la necessità dell’apporto professionale che può venire da figure come il copywriter, il visual artist, il media planner e aggiungo il comunicatore pubblico.

Attraverso alcuni cartelli che troverete pubblicati qui, vorrei aprire una discussione a partire da alcune contraddizioni che fanno parte della nostra quotidianità (con esempi dalla scuola, dagli uffici pubblici…) su cui potremo insieme riflettere e confrontarci.

Keep in touch!

The Calderoli Experience


Mi è sembrato geniale l’articolo di Rafafele Alberto Ventura su Prismo Mag su una notizia che mi ero sinceramente persa.

Pare che Calderoli si affidi a un programma digitale fondato su un sofisticato algoritmo per sfornare milioni di emendamenti con l’obiettivo di paralizzare il Senato.

Già il fatto di trovare nello stesso articolo le parole “Calederoli” e “sofisticato algoritmo” mi sembra strabiliante ma ancor più lo è l’articolo di Prisma Mag che con intelligente ironia analizza ricollega la trovata del politico leghista “alla tradizione delle avanguardie novecentesche”.

L’ambizione di Calderoli? Fare alla democrazia quello che Kurt Gödel aveva fatto alla matematica: metterne in crisi il fondamento logico.

E ancora:

Dieci secoli fa lo si sarebbe esaminato nei trattati di demonologia; tra un secolo lo studieremo nei libri di Storia dell’Arte, tra gli epigoni del dadaismo.

Eccezionale.

Come spesso mi accade di questi tempi, ho appreso di questo articolo dalla trasmissione Pagina Tre di Edoardo Camurri

Darsi del tu: uguaglianza o mancanza di rispetto?


Tiene banco in questi giorni su diversi quotidiani la discussione sollevata da Eco sulle pagine di Repubblica riguardo all’uso, oggi molto diffuso, del “tu” al posto del tradizionale “lei”.

Sono d’accordo al 100% con lui. Ha ragione.

Siamo una società ipocrita e anche nel modo finto di relazionarci gli uni con gli altri si vede tutta la nostra capacità di dissimulare. Siamo degli impostori relazionali.

Non mi infastidisce tanto la commessa che ti dà del tu per un fatto di riconoscimento di una presunta superiorità sociale ma quanto perchè mi pare una mancanza di rispetto di quella distanza che si impone quando ci si relaziona con un estraneo. Totalmente inaccettabile poi che il tu venga usato in contesti medico-sanitari come purtroppo è già molto frequente.

Trovo invece sensato che nel lavoro si utilizzi il tu per relazionarsi in modo più pratico e diretto, mi sembra che questo crei anche un senso di appartenenza e di predisposizione al lavoro di squadra.

Non condivido molto il riferimento di Eco agli stranieri. E’ evidente che se siamo noi i primi a usare il “tu” noi loro confronti (e nei confronti di tutti) loro si adeguino agli usi e costumi del Paese che li ospita. Visto l’andazzo potrebbero anche considerarlo un gesto di cortesia.

La comunicazione e le relazioni tra le persone hanno una grande importanze culturale e bene fa Umberto Eco a ricordarcelo.

Energia vitale della comunicazione


Su Repubblica Milano di oggi è comparso un articolo molto interessante di Franco Bolelli che ricorda che la comunicazione “non è un mezzo o un mestiere ma innanzitutto un’energia vitale”.

Attribuisce, inoltre alla comunicazione un ruolo centrale per il rilancio di una città che appare perennemente alla ricerca di un’identità postindustriale.

Questo articolo mi ha rimandato alle teorie di Richard Florida che cito spesso nei miei interventi sulla forza della cultura. Probabilmente alla base dello sviluppo di quella “creative class” di cui parla c’è anche la comunicazione.

 

 

Brava, intelligente e bella


Questa settimana un’europarlamentare autoproclamata “brava, intelligente e bella” ha rilasciato un’intervista in cui ogni singola frase lascia totalmente allibiti.

Tra l’altro è la prima occasione in cui sentiamo questa brillante esponente del PD sviluppare una sua teoria politica personale. Un debutto esaltante.

Ne parlo perchè secondo me nelle parole di questa politologa secondo me c’è molto. E molto poco di quello che ha detto è derubricabile a gaffe. Per carità le sarà anche scappata la mano a un certo punto però qui c’è una visione, c’è un’idea politica precisa.

1.

Già la telefonata di Matteo all’una di notte è una scenetta assurda. Poi “si dice che sono quella che può mettere più in difficoltà Zaia”, in base a quali criteri? Come si fa a dire una frase del genere? Come vanno le elezioni dipende da molti fattori a cominciare da come si conduce una campagna elettorale. Non mi soffermo sull’uso della parola “scalabile” e sul nuovo lessico politico renziano… Per arrivare alla metafora calcistica e alla domanda retorica “chi mandi in campo? I migliori” per dire IO SONO LA MIGLIORE. Qui siamo alla megalomania come atteggiamento politico. L’umiltà è decisamente unlike! Anche qui Renzi docet. Avere una immagine vincente è una cosa autoproclamarsi la migliore ha del patologico.

2.

Veniamo al punto più rilevante dell’intervista. La nostra “migliore” spiega che è arrivato il tempo delle donne. E ne fa una questione di “stile”, usa proprio questa parola. Elencando nell’ordine quali elementi centrali del ruolo delle donne in politica e del loro presunto “stile”:

  1. La cura di me stessa
  2. La voglia di essere sempre a posto

Finito qui. Ci sono almeno altre tremila cose che avrebbe potuto citare… ma no. Ecco qui.

3.

Poi si parte con una disquisizione filosofica sulla bellezza. E la rivelazione che la bellezza non è incompatibile con l’intelligenza: un vero scoop tutto da dimostrare peraltro, infatti dopo questa intervista il dubbio viene.

Poi il giornalista chiede astutamente: “Che stile era quello [delle donne politiche tipo Rosi Bindi]?”

  1. Austero
  2. Rigido
  3. Che morificava la bellezza e la capacità di mostrare un volto piacente

Aggiunge questa signora, dall’eleganza straordinaria, informazioni che ritene di fondamentale importanza far arrivare al grande pubblico: cioè che ha deciso di andare dall’estetista ogni settimana e ci descrive anche nel dettaglio a far cosa e poi corre, ma non come noi che corriamo per portare i bambini all’asilo, per prendere il treno, per timbrare il cartellino, lei fa jogging.

Secondo lei questi sono elementi di fondamentale importanza per rappresentare “al meglio” gli elettori e soprattutto le elettrici.

A questo punto siamo arrivati a metà dell’intervista ma penso ci siano elementi sufficienti a scrivere una risposta di centocinquanta pagine.

Queste parole oltre a rivelare una totale inconsistenza politica risultano offensive nei confronti di donne che hanno fatto la storia di questo Paese, donne che in Italia hanno portato le politiche sociali ad essere un tema politico laddove non lo erano, hanno cambiato le regole patriarcali nelle famiglie, hanno costruito reti di servizi pubblici, hanno rivoluzionato la scuola e il mondo del lavoro. Questo è il valore delle donne nella vita politica italiana, non è una questione di stile. Oggi lo è diventata perchè il renzismo, tragicomica prosecuzione del berlusconismo, mette in pratica una politica spettacolarizzata che sposa le regole televisive perfettamente: un solo conduttore, accompagnato tutt’al più da veline e da quelle che nel mondo dello spettacolo si chiamano “spalle”. Il copione dello spettacolo è scritto dagli autori e nessuno se ne può discostare e questi “autori” o per meglio dire “mandanti” sono i cosiddetti poteri forti a cui servono bei faccini e non teste pensanti.

 

Per il momento lo share resta alto ma aspettiamo i dati delle prossime stagioni.

Alfabeti di comunicazione #1 : La pipa di Magritte


Dialoghi

Le reazioni davanti alla locandina sono state diverse: c’è chi ha pensato ad una riunione di tabagisti incalliti, altri ad un corso per smettere di fumare, altri ancora ad una simpatica mostra di oggetti in legno; i più acculturati pregustavano già un’esposizione delle opere di Magritte (in Sala Civica!).  In realtà il tema della conferenza di mercoledì 15 gennaio – perché di una conferenza si trattava – era proprio questo: lo straordinario potere delle immagini di comunicare qualcosa a chi le guarda. Ospite della serata il professor Gianni Canova, preside della Facoltà di Comunicazione dell’Università IULM di Milano, nonché scrittore e critico cinematografico. Di seguito potete leggere una sintesi del suo discorso.

Il professor Gianni Canova, preside della Facoltà di Comunicazione allo IULM di Milano

Se le nuove tecnologie sembrano aver trasformato il nostro modo di vivere, è anche vero che certe cose si sono sempre fatte, seppure in modo diverso…

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La cultura e un territorio che cresce


Scrivi qui i tuoi pensieri… (opzionale)

Dialoghi

Parlare di crescita in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo da alcuni anni può sembrare paradossale ma nel campo della cultura il nostro territorio si sta muovendo da anni e alcuni risultati sembrano arrivare.

Spesso gli assessorati alla cultura vengono considerati come meri organizzatori di eventi o peggio come dispensatori di sponsorizzazioni casuali. In realtà, in questa zona della Brianza lecchese negli anni abbiamo cercato di affermare una strategia diversa. Ci muove la consapevolezza che la cultura può essere un volano per lo sviluppo economico italiano ora che la grande industria non esiste più e che le piccole imprese segnano il passo in una crisi che non lascia intravedere molte vie di uscita. La stessa Confindustria ha dimostrato che 100 euro investiti in cultura sono in grado di generarne 249 in termini di PIL: questo significa che un singolo evento crea un indotto considerevole anche al di…

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Una biblioteca… un po’ diversa!


Wow che bello vivere questa performance!

Dialoghi

Ieri sera le luci del Municipio di Olgiate Molgora si sono spente per ospitare due performance del tutto particolari.
L’iniziativa faceva seguito a uno spettacolo, ospitato dal nostro Comune, nell’ambito del Festival “L’Ultima Luna d’Estate”, dal titolo “Try creampie! Vuoi venire a letto con me?“, della Compagnia teatrale Animanera.
Lo spettacolo aveva creato molto scalpore tra gli spettatori sia per il testo esplicito che per le particolarissime modalità della messa in scena. Ogni partecipante assisteva alla performance da solo insieme ad uno o due attori… in un letto.

Dopo un’esperienza di questo tipo tutti gli intervenuti hanno chiesto un momento di confronto con il regista e con la compagnia per raccontare le proprie impressioni e rivolgere domande agli ideatori.
Proprio ieri questo incontro è stato possibile e, per offrire a più persone l’opportunità di vivere questo spettacolo, sono stati previsti due “letti” ovvero due performance in biblioteca.

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Maternità

Il 21 febbraio 2013 sono diventata mamma del piccolo Valerio.

Questa esperienza mi ha cambiata profondamente. Con Valerio abbiamo compiuto uno straordinario percorso, imparando tanto l’uno dall’altro.

E’ difficile esprimere esattamente quali siano gli elementi di questo cambiamento: coraggio, empatia, inventiva, lavoro di squadra?  Si tratta di un cammino complesso e non interamente controllabile.

A partire dalla gravidanza in cui il cambiamento, in primo luogo del proprio corpo, è una costante fino al momento della nascita proseguendo per i mesi successivi ho sentito dentro di me lo sviluppo di una diversa sensibilità un diverso modo di sentire.

Probabilmente se dovessi individuare il regalo che questa esperienza mi ha concesso finora è la capacità (che è stata poi un’imprescindibile necessità) di confrontarmi con eventi e condizioni imprevedibili, non sempre controllabili e che hanno richiesto soluzioni veloci elaborate sulla base di un gioco di squadra eccezionale, sull’istinto e sulla fantasia.

Come posso concludere? Viva Valerio e viva i nostri figli che ci trasformano in professionisti migliori.

Maternità

Cultura popolare e “mcdonaldizzazione”


Un breve e interessante intervento della Prof. Clara Gallini sul tema della nuova cultura popolare e del processo di mercificazione che l’interessa ormai pesantemente.

Una positiva via d’uscita viene individuata in esperimenti come la nascita dell’Orchestra di Piazza Vittorio, composta da musicisti di tutto il mondo, residenti all’Esquilino (Roma), considerata un significativo esempio di nuova cultura popolare.

Profumo di donna


Natale si avvicina e, come ogni anni, gli spot televisivi cambiano per l’occasione.

In particolare, aumentano molto le pubblicità di profumi, solitamente da donna, che però le grandi firme puntano a far comprare agli uomini.

Oltre a ritenere che un profumo sia un ottimo regalo per la propria moglie, amante, amica, fidanzata non è per questo che ho scritto questo post.

Mi sembra invece molto interessante come spesso questi spot hanno una struttura molto simile. Musica molto caratterizzante, una figura femminile protagonista, luci soffuse o addirittura bianco e nero…

Ecco alcuni esempi significativi:

  • Valentina by Valentino [youtube]
  • The One by Dolce & Gabbana [youtube]
  • Eau de Parfum by Chloé [youtube]
  • Pour Femme Pour Homme by Dolce & Gabbana [youtube]
  • Flower by Kenzo [youtube]

E che dire di questo piacevole vero e proprio cortometraggio?

Oltre a dire che queste donne e questi spot sono bellissimi, queste scelte stilistiche non possono essere casuali. Penso che i creativi che li progettano puntino a proporre donne nelle quali gli uomini pensino, inconsciamente, di poter trasformare le loro regalando il fantastico eau de parfum.

Politicamente è un po’ sconveniente, moralmente è aberrante ma cavolo almeno a Natale lasciamoli sognare!!

E il fatto che si tratti di sogno è determinato stilisticamente dal bianco e nero e dall’atmosfera patinata alla quale accennavo prima.

Alle donne però possiamo consigliare, quando ricevono un profumo, di guardare attentamente lo spot: capiranno tante cose sui desideri dei loro compagni.

Buone feste a tutti!

La bellezza ha un valore civile?


In questi giorni mi capita spesso di sentire, per pura casualità, una serie di servizi televisivi o leggere alcuni interessanti articoli sul web che parlano del mondo del design.

E sto maturando l’idea che forse un po’ più di bellezza ci aiuterebbe almeno ad immaginare un Paese migliore. Perché non provare a credere che la tutela del paesaggio, strutture scolastiche più belle, biblioteche a misura di utente non possano cambiare le cose in questa Italia in cui tutto sembra brutto?

Secondo me le persone che veramente vogliono fare qualcosa per le loro comunità non hanno mai creduto molto in questi concetti che invece sono molto praticati nel nord Europa.

Dopotutto un antesignano dei moderni designer, William Morris attribuiva alla sua opera un altissimo valore civile.