Bauman: le classi pericolose


Le classi pericolose originarie erano costituite da gente “in eccesso”, temporaneamente esclusa e non ancora reintegrata, che l’accelerazione del processo economico aveva privato di “utilità funzionale”, mentre il rapido polverizzarsi delle reti di vincoli le aveva tolto ogni protezione. Invece, le nuove classi pericolose sono quelle riconosciute come non idonee alla reintegrazione e dichiarate non assimilabili, poichè si ritiene che non saprebbero rendersi utili neppure dopo una “riabilitazione”. Non è corretto dire che siano in eccesso: sono superflue, ed escluse in modo permanente (si tratta di uno dei pochi casi di permanenza che vengano non solo consentiti ma anche attivamente incoraggiati dalla società “liquida”).

Oggi su La7, c’è una bella puntata de L’Infedele su Chinatown e sulle questioni dell’inclusione sociale dei migranti. Ancora una volta mi pare che Bauman centri la questione. Forse più pertinente appare la mia citazione se si pensa ad esempio al caso ROM. Assistiamo veramente a processi di esclusione permanente? Oggi la domanda dovrebbe essere: come invertire queste tendenze tipiche della società liquida.

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