Il mondo scorso, cinque anni fa


Riporto un articolo di Roberto Zanini, Il Manifesto 19.03.2008

Domani sono cinque anni. Era il 20 marzo del 2003 e i primi missili salparono dalle navi al largo del Golfo Persico diretti su Baghdad. Avvertiti per tempo, pochi direttori di giornali statunitensi si piazzarono davanti alla tv per non perdersi i primi lampi verdi nella notte di Baghdad e all’Hotel Palestine i reporter cominciarono a strillare nei microfoni. Quella notte un missile più grosso degli altri sventrò il palazzo che una spiata aveva indicato come il covo di Saddam, non era vero e la guerra continuò per un altro pugno di settimane, i figli del dittatore cacciati come bestie, macellati ed esposti come trofeo di caccia, il dittatore stesso stanato dal suo buco, rasato ed impiccato davanti a un telefonino con telecamera. «Major combat is over», Bush lo annunciò in maggio su una portaerei con più cineprese che cannoni. Non era vero nemmeno quello ma a chi importava? L’Iraq era stato vinto in un attimo, senza alcun onore – se mai ve n’è in una guerra – i bombardieri americani spianavano la strada alla fanteria americana che spianava la strada alle salmerie della ricostruzione, la stampa occidentale scherniva i fantaccini iracheni che si arrendevano in massa mentre Halliburton e soci firmavano contratti che avrebbero arricchito alcuni e mandato altri in galera per truffa. Lo stato canaglia moriva sepolto di missili e bugie. Intanto il mondo cambiava. Il primo a sparire fu il principio che gli stati si riconoscono tra loro e tra loro si possono difendere ma non aggredire. Era il trattato di Westfalia, datava tre secoli e mezzo, bruciò come carta vecchia. Morì anche l’Onu ma non se ne accorse e oggi si ostina ad esistere in un palazzo di vetro a New York ma non più nelle coscienze di un pianeta mutato. A che serve una legge sovranazionale se funziona benissimo la legge del più forte? Dotata delle moderne protesi tecnologiche, la superpotenza mondiale rimasta ha sancito l’eversione dalla struttura legale che governava il mondo e ha fatto della soggezione dell’altro la leva e il motore di una nuova storia. La seconda superpotenza mondiale, come il New York Times battezzò l’opinione pubblica in quelle giornate di cinque anni fa, non tardò a liquefarsi come l’illusione generosa che era. I dettagli rimasti, come il divieto di torturare i nemici, vennero sepolti ad Abu Ghraib.

Un pensiero riguardo “Il mondo scorso, cinque anni fa

  1. Come hai fatto a fare una bella tesi, di sicuro valore scientifico, con dei contenuti politici così netti e interessanti?
    Posso citare la tua tesi? Tanto per dire…

    Siamo a Baghdad ed è il 17 gennaio 1991. Sono le 17.00 circa ora locale e si scatena l’attacco aereo che inaugura la prima guerra del Golfo. È il momento in cui le truppe della coalizione internazionale, guidata dagli Stati Uniti, scatenano la prima offensiva aerea sulla capitale irachena.
    Peter Arnett e altri inviati della Cnn, utilizzando un collegamento satellitare, che funziona nonostante il black out generale, danno vita alla prima telecronaca in diretta televisiva da un fronte di guerra. La diretta dura circa 17 ore e il giornalista, o meglio il cronista, racconta quello che vede dalla sua finestra dell’hotel al-Rashid.
    Ma il vero punto della questione è che egli non vede assolutamente niente. Il resoconto della prima guerra televisiva è affidato a testimoni oculari, però si tratta di un racconto esclusivamente orale. C’è una totale assenza di immagini se non le classiche foto di repertorio dei reporter. Anche quando alcune immagini arriveranno, esse consisteranno solo nell’ormai celebre visione del cielo notturno solcato dai tracciati verdastri della contraerea e dalle scie dei missili Cruise.

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