Tanti cervelli, una sola opinione


Leggendo Internazionale della scorsa settimana mi sono imbattuta in un interessantissimo articolo di Ethan Zuckerman che vorrei sottoporre alla vostra attenzione. L’articolo in forma completa lo trovate tra i pdf nel mio box (colonna di destra).

Su internet c’è stata una breve ma affascinante discussione intorno al concetto di homophily. La giornalista Amy Gahran ne ha parlato sul suo blog dopo aver ascoltato una mia intervista su Radio Open Source. Adoro quando le persone intelligenti sviluppano un’idea che avevo in mente già da un po’. Personalmente ho scoperto la parola homophily sul blog di Nat Torkinton, grazie al quale ho letto uno splendido articolo di Shankar Vedantam intitolato “Perché tutti quelli che conosci la pensano come te”.
In sintesi, la parola homophily esprime l’idea che ogni simile ama i suoi simili o, per dirla in altri termini, che spesso gli esseri umani si circondano di persone con il loro stesso bagaglio culturale, economico e religioso.
La nostra conoscenza di culture diverse è fortemente mediata.
Tutto quello che sappiamo sul mondo in genere è quello che ci raccontano i mezzi d’informazione, e bisognerebbe interrogarsi sulla loro affidabilità. Sempre più spesso si sente parlare di crisi del giornalismo. Nel 2001 il giornalista e premio Pulitzer David Shaw faceva notare che la copertura estera negli Stati Uniti si era ridotta dell’ottanta per cento durante gli ultimi quindici anni, a causa di fattori economici e sociali.
Internet sta cambiando le cose: invece di incontrare le persone attraverso il filtro dei mezzi d’informazione, oggi possiamo raggiungerle direttamente grazie a blog, video e foto.
Questo nuovo “disordine digitale”, come lo chiama David Weinberger, richiede nuovi sistemi che ci permettano di orientarci.
I sistemi che si basano su un network sono profondamente affetti da homophily: ci chiedono quali sono gli argomenti che ci interessano di più, trovano altre persone che hanno i nostri stessi interessi e ci consigliano i loro argomenti preferiti. Questa tecnica si chiama “filtraggio collaborativo” ed è sempre più usata per scovare informazioni.
Ma può essere una trappola: dite a Netflix che vi è piaciuto il film I signori della truffa e il sito troverà altre persone a cui è piaciuto (molte saranno, come voi, degli appassionati di tecnologia non più giovanissimi), suggerendovi altri film che hanno apprezzato. Le segnalazioni saranno senz’altro utili, ma poco stimolanti.
Secondo il professor Cass Sunstein, questo sistema è polarizzante. Nel suo libro Infotopia cita uno studio in cui si dimostra che discutere di politica con persone che la pensano allo stesso modo ci spinge su posizioni più estreme.
Sempre secondo Sunstein, internet facilita la condivisione di informazioni con persone che hanno le stesse idee e questo, in un contesto politico, potrebbe rivelarsi un fatto negativo.
La mia teoria, invece, è molto meno persuasiva ed elegante e può essere riassunta nell’aforisma: “L’homophily ci rende stupidi”. Parlando solo con persone che la pensano come noi rischiamo di non cogliere sviluppi, cambiamenti e opportunità importanti.

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