Brava, intelligente e bella


Questa settimana un’europarlamentare autoproclamata “brava, intelligente e bella” ha rilasciato un’intervista in cui ogni singola frase lascia totalmente allibiti.

Tra l’altro è la prima occasione in cui sentiamo questa brillante esponente del PD sviluppare una sua teoria politica personale. Un debutto esaltante.

Ne parlo perchè secondo me nelle parole di questa politologa secondo me c’è molto. E molto poco di quello che ha detto è derubricabile a gaffe. Per carità le sarà anche scappata la mano a un certo punto però qui c’è una visione, c’è un’idea politica precisa.

1.

Già la telefonata di Matteo all’una di notte è una scenetta assurda. Poi “si dice che sono quella che può mettere più in difficoltà Zaia”, in base a quali criteri? Come si fa a dire una frase del genere? Come vanno le elezioni dipende da molti fattori a cominciare da come si conduce una campagna elettorale. Non mi soffermo sull’uso della parola “scalabile” e sul nuovo lessico politico renziano… Per arrivare alla metafora calcistica e alla domanda retorica “chi mandi in campo? I migliori” per dire IO SONO LA MIGLIORE. Qui siamo alla megalomania come atteggiamento politico. L’umiltà è decisamente unlike! Anche qui Renzi docet. Avere una immagine vincente è una cosa autoproclamarsi la migliore ha del patologico.

2.

Veniamo al punto più rilevante dell’intervista. La nostra “migliore” spiega che è arrivato il tempo delle donne. E ne fa una questione di “stile”, usa proprio questa parola. Elencando nell’ordine quali elementi centrali del ruolo delle donne in politica e del loro presunto “stile”:

  1. La cura di me stessa
  2. La voglia di essere sempre a posto

Finito qui. Ci sono almeno altre tremila cose che avrebbe potuto citare… ma no. Ecco qui.

3.

Poi si parte con una disquisizione filosofica sulla bellezza. E la rivelazione che la bellezza non è incompatibile con l’intelligenza: un vero scoop tutto da dimostrare peraltro, infatti dopo questa intervista il dubbio viene.

Poi il giornalista chiede astutamente: “Che stile era quello [delle donne politiche tipo Rosi Bindi]?”

  1. Austero
  2. Rigido
  3. Che morificava la bellezza e la capacità di mostrare un volto piacente

Aggiunge questa signora, dall’eleganza straordinaria, informazioni che ritene di fondamentale importanza far arrivare al grande pubblico: cioè che ha deciso di andare dall’estetista ogni settimana e ci descrive anche nel dettaglio a far cosa e poi corre, ma non come noi che corriamo per portare i bambini all’asilo, per prendere il treno, per timbrare il cartellino, lei fa jogging.

Secondo lei questi sono elementi di fondamentale importanza per rappresentare “al meglio” gli elettori e soprattutto le elettrici.

A questo punto siamo arrivati a metà dell’intervista ma penso ci siano elementi sufficienti a scrivere una risposta di centocinquanta pagine.

Queste parole oltre a rivelare una totale inconsistenza politica risultano offensive nei confronti di donne che hanno fatto la storia di questo Paese, donne che in Italia hanno portato le politiche sociali ad essere un tema politico laddove non lo erano, hanno cambiato le regole patriarcali nelle famiglie, hanno costruito reti di servizi pubblici, hanno rivoluzionato la scuola e il mondo del lavoro. Questo è il valore delle donne nella vita politica italiana, non è una questione di stile. Oggi lo è diventata perchè il renzismo, tragicomica prosecuzione del berlusconismo, mette in pratica una politica spettacolarizzata che sposa le regole televisive perfettamente: un solo conduttore, accompagnato tutt’al più da veline e da quelle che nel mondo dello spettacolo si chiamano “spalle”. Il copione dello spettacolo è scritto dagli autori e nessuno se ne può discostare e questi “autori” o per meglio dire “mandanti” sono i cosiddetti poteri forti a cui servono bei faccini e non teste pensanti.

 

Per il momento lo share resta alto ma aspettiamo i dati delle prossime stagioni.

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