Fate, elfi e folletti


Ieri siamo stati alla mostra “Fate, elfi e folletti“, ospitata a Villa Mirabello all’interno del Parco della Villa Reale di Monza.

Purtroppo non siamo stati molto soddisfatti dall’esperienza ma ho voluto dedicare a questa iniziativa un post perché penso che anche dagli errori si possa imparare e trarre qualche ragionamento. Si è trattato di un’occasione mancata.

Moltissimi bambini affollano il parco nel fine settimana e i genitori, sempre alla ricerca di attività stimolanti e divertenti, sono molto propensi a concedere ai piccoli esperienze di questo tipo.

Diciamo anche che il prezzo non era basso. Ormai si usa far pagare anche i genitori per assistere a iniziative rivolte ai bambini: mi sembra una cosa assurda ma comunque se può servire a sostenere la cultura si fa volentieri.

Quando si chiedono 22 euro a famiglia e ci si rivolge a un pubblico ben disposto a pagarle, però, si ha una responsabilità: quella di offrire qualità.

Migliaia di bambini visiteranno questa mostra e faranno purtroppo un’esperienza dimezzata, rispetto alle potenzialità.

Cosa abbiamo?

  • Una villa molto bella e ben tenuta
  • Un parco frequentatissimo da famiglie
  • Fate, elfi e folletti: ovvero uno dei tòpoi della letteratura per l’infanzia di tutti i tempi.

Un potenziale molto alto. Come non sprecarlo?

1.

In primo luogo il luogo. La villa non può essere tenuta nascosta da pannelli in carton-gesso. E’ già una scenografia interessante e il genius loci deve essere lasciato libero di esprimersi e interagire con gli altri contenuti sovrapposti. Si può parlare di elfi nella classica cornice del bosco, qui si è deciso di non farlo ed è una scelta ottima e incontestabile ma poi bisogna avere il coraggio della propria scelta e percorrerla fino in fondo.

2.

Lo story-telling deve essere curato. Tutto si è ridotto a una visita guidata da una poco credibile fatina. La letteratura per l’infanzia offre moltissimi spunti sul tema. Da Puck di shakespeariana memoria, al quale sono particolarmente affezionata, alla magia di Pinin Carpi con Il sentiero segreto, Nel bosco del mistero, Le lanterne degli gnomi… C’è poi il meraviglioso Erbario delle Fate di Lacombe e, se poi vogliamo parlare di gnomi, meglio partire da un manuale “scientifico” come Gnomi di Wil Huygen Rien Poortvliet. Poi lascio ai lettori/amici del blog la possibilità di segnalare testi altrettanto appassionanti. Comunque io avrei raccontato una storia a questi bambini, qualcosa che potesse rimanere impresso nella loro memoria costruendo quell’immaginario che è il bagaglio più bello che possono portarsi con sé per la vita.  Sarebbe stato interessante vedere più personaggi, magari tratteggiati come figure magiche e misteriose che sala per sala guidassero i visitatori.

3.

I bambini sono esploratori. Vogliono sapere tutto ma proprio tutto della realtà e della fantasia. Per conoscere usano i cinque sensi. E allora spazio agli effetti speciali! Che non devono essere cose tecnologiche da film, bastava andare un passo oltre rispetto alla polvere di fata in una bacinella e qualche foglia in un cassetto. Toccare, sentire, annusare il mondo magico delle fate!

4.

E poi che imbarazzo, noi genitori impalati sullo sfondo. Giacché siamo stati invitati a partecipare (pagando il biglietto) avremmo potuto essere coinvolti attivamente. Queste iniziative possono anche diventare un modo per costruire relazione. Perché sprecare l’occasione di vedere l’austero papà con un cappello da folletto?

5.

Per concludere vorrei suggerire un trucco da imbonitore che però è molto efficace. Il ricordino. Secondo me con poca spesa avrebbe massimizzato enormemente la magia del momento. Poteva essere solo un sasso qualunque, o una foglia, ma lasciato dallo gnomo in persona per tutti i bambini, un segreto da custodire con cura.

Se poi gli amici monzesi volessero avere qualche lezione privata potrebbero rivolgersi a Maria Grazia, bibliotecaria della Valletta in Brianza che per decenni ha organizzato, per i bambini delle Settimane Verdi nel Parco di Montevecchia e della Valle del Curone, incontri ravvicinati con lo gnomo che hanno segnato l’infanzia di molti, tra cui l’autrice di questo blog, facendo uso di: un cappello, un registratore a cassette, due candele, e figurine di carta.

Vorrei inoltre ricordare ai presenti l’indimenticabile allestimento con i folletti rossi (foto sotto) di Paola, bibliotecaria di Olgiate Molgora, in occasione della mostra “In una nuvola di colore” (ottobre 2011).

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