Magna Grecia patrimonio dell’umanità


Ho letto con molto interesse l’articolo, segnalato da Radio Tre, di Damiano Laterza che propone l’inserimento della Magna Grecia nella lista dei siti Patrimonio UNESCO.

La proposta mi sembra molto interessante soprattutto per il dibattito culturale e l’approccio innovativo al tema della valorizzazione dei luoghi che è in grado di sviluppare.

Del resto, all’interno della trasmissione radiofonica Fahrenheit del 9 agosto scorso, abbiamo già avuto un assaggio di una visione culturale nella quale mi riconosco moltissimo per almeno due motivi.

Il primo riguarda il portato più profondo della proposta, ovvero il riconoscimento dell’unicità di quella straordinaria realtà che fu “caratterizzata da intensi sviluppi culturali, come la nascita di un pensiero laico, grazie al sorgere proprio in quell’area dei primi filosofi razionalisti”, come ben ha sottolineato Laterza.

La filosofia scientifica della dottrina pitagorica, sviluppatasi a quel tempo a partire dalle città di Crotone, Sibari, Eraclea e, soprattutto, Metaponto, ha profondamente impregnato, come noto, la nostra civiltà occidentale per tutti i secoli successivi e in tutti i campi delle scienze: dalla musica all’architettura, dalla letteratura all’astronomia, dall’arte alla matematica e, ancora oggi, persino nelle tecnologie ottiche, elettroniche e multimediali.

Potremmo azzardare un’affermazione che può sembrare ardita ma in effetti la Magna Grecia rappresenta forse il luogo più emblematico della cultura occidentale. L’Italia dovrebbe essere orgogliosa di custodire un luogo così simbolico e identitario.

Come dicevo all’inizio però questa proposta è valida anche per il dibattito che è in grado di sviluppare e che verte sul tema, centrale in questi tempi, di quale sviluppo del territorio può essere connesso alla valorizzazione e all’iniziativa culturale. Durante l’estate mi è capitato di leggere e sentire della fatica espressa dagli abitanti di città d’arte, come ad esempio Venezia, nella convivenza con grandi masse di turisti mordi e fuggi, che mi sono immaginata come branchi di cavallette. Purtroppo molto spesso gli amministratori locali considerano la cultura solo in chiave di attrazione turistica di massa. E’ la “logica dei grandi eventi”, la grande mostra, il grande concerto, il grande festival. Questo modo di ragionare, che tra l’altro può riguardare solo i grandi centri urbani facendo pensare che fuori da essi investire nella cultura sia un inutile spreco, è dannoso e controproducente perché non valorizza le comunità locali insieme ai beni che custodiscono.

Mi piace dunque che, nella proposta di Laterza, si parta da una domanda che invece ribalta la prospettiva: “Ma perché una comunità dovrebbe desiderare di ottenere tale riconoscimento?”.

Questo riconoscimento, che comprenderebbe una vasta area e non si concentra solo su un sito o su una città, permetterebbe di avere un approccio più sistemico e più ampio (addirittura sovraregionale) al tema della valorizzazione di beni e iniziative culturali, come ha perfettamente colto l’ottima Eva Degli Innocenti, direttore del MARTA, Museo Archeologico Nazionale di Taranto, intervenuta alla trasmissione Fahrenheit che ho citato sopra.

Sono le comunità che devono credere in un progetto di questo tipo e il vero sviluppo culturale si sviluppa dal basso, attraverso i piccoli progetti vissuti e difesi dalle persone che li animano. Perché la cultura è un diritto e deve soprattutto servire a farci vivere meglio.

Valorizzare un territorio significa in primo luogo “conferirgli valore”, come ho cercato di raccontare nel mio libro “Orastellata. Dieci anni di cultura a Olgiate Molgora“, costruendo solidi percorsi e non iniziative spot che trasformano i beni culturali e il territorio che il ospita in un gigantesco discount della cultura.

Spero che questa proposta, che sta veramente partendo con il piede giusto, non rimanga confinata a qualche salotto radiofonico ma sappia costruire iniziative concrete anche per restituire dignità e valore a territori ai quali sono spesso associate solo notizie negative.

A presto.

 

 

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